Economia: /e·co·no·mì·a/

sostantivo femminile (dal latino oeconomĭa, dal greco οἰκονομία, comp. di οἶκος «dimora» e -νομία «-nomia» propr. «amministrazione della casa») 1. Uso razionale del denaro e di qualsiasi mezzo limitato, che mira a ottenere il massimo vantaggio a parità di dispendio o lo stesso risultato col minimo dispendio [Fonte Treccani] 2. Complesso delle risorse (terre, materie prime, energie naturali, impianti, capitali liquidi, capacità lavorative) e delle attività dirette alla loro utilizzazione, di una regione, di uno stato, di un continente, del mondo intero: e. siciliana; e. italiana; e. europea; e. mondiale; e con limitazione a singoli settori: e. agraria; e. industriale [Fonte Treccani]

Economia  Produrre per la felicità pubblica

In fondo, anche in questo caso, si deve ripartire da loro, i Greci: nomos (legge) e oikos (casa). Due parole che ne diventano una: economia. All’origine è la norma della casa, cioè l’esperienza quotidiana del dividere secondo convenienza o legge. Un calcolo fatto per gestire un limite (non abbiamo tutto a disposizione di tutti),e trasformare il limite in una distribuzione di beni. Trovare il bene dentro una misura. Siamo esseri economici, perché siamo calcolo e misura, proporzione verrebbe da dire. Poi non si può non passare dall’Umanesimo, perché qui l’economia si fa economia di mercato, strutturandosi attorno alla divisione del lavoro (per consentire a tutti di partecipare), l’idea di sviluppo (accumulare per il futuro) e la libertà di impresa (competizione e coordinazione). Principi tutti orientati al bene comune. Principi che gli ordini mendicanti portano in città, contribuendo alla creazione dei mercati e alla distinzione radicale tra uso, sostenibilità nel tempo e possesso dei beni. Infine, è necessario affacciarsi sulla Napoli del ‘700, dove nasce la prima cattedra di economia civile e dove Antonio Genovesi lega indissolubilmente economia a virtù e felicità pubblica, investendo sul ruolo civile del mercato. Verrebbe da dire una sorta di “contro-storia” dell’economia, se non fosse vera storia dell’economia. Senza la quale diventa impossibile ricostruire la storia di una parola che è sopravvissuta lungo i secoli, ha vissuto mille metamorfosi, manomissioni, assolutizzazioni e che oggi sembra condannata per sempre all’assimilazione con business. Ma, in realtà, come i buoni maestri insegnano, l’economia di mercato è il genus, il capitalismo è una species. L’economia di mercato può e deve essere allora lo spazio integrale e integrato per scambio di equivalenti e reciprocità, profitto e benessere condiviso, beni posizionali e dei beni relazionali. Solo umanizzando così l’economia, il mercato torna a essere lo spazio ideale anche delle relazioni e non più del solo interesse personale. Solo umanizzando così l’economia si può pensare che torni a essere fedele a ciò per cui è nata: una gestione con misura della casa, persino ora che la casa è il pianeta, la grande casa scricchiolante di tutti. Sostenibilmente.  
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