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Cambiare verso?

Cambiare verso?

L'evoluzione digitale sta guidando verso una nuova realtà:

il metaverso, uno spazio a metà tra il reale e il virtuale

 

L’evoluzione è un processo inarrestabile? Forse. Sta di fatto, comunque, che tutto, prima o poi, si trasforma ed evolve in qualcosa di nuovo, più ampio, non immaginabile. Già da qualche anno è in atto questo processo di mutazione anche nel mondo del digitale, del web, di internet, che già sono stati negli ultimi tre decenni una novità radicale e capace di trasformare il nostro mondo e ora sembrano aprire frontiere ulteriori. Dove si sta andando? Verso un nuovo “spazio”, il Metaverso. La trasformazione è in atto e ci si sta muovendo sempre più veloce verso una realtà dove il fisico e il virtuale si incontrano in un terzo spazio, una sorta di realtà virtuale - ma che virtuale non è -, da sempre descritta all’interno della letteratura cyberpunk (confermando che il terreno letterario e fantascientifico è stato da sempre visionario). La trasformazione globale che viviamo ha subito indubbiamente un’accelerazione a causa della pandemia da Covid-19, che ha costretto le persone in casa e aumentato la necessità di utilizzare forme diverse di connessione per restare accanto sia nelle relazioni personali che professionali. E il metaverso sembra aver individuato in queste fratture uno spazio di conquista, non solo per poter avvicinare ancora di più le persone, addirittura per le aziende.

Che cos’è, perché nasce il metaverso e quali settori coinvolgerà?

Cambiare verso?Nella conoscenza mainstream è di nuovo a Mark Zuckerberg, il proprietario delle piattaforme social Facebook, Instagram e WhatsApp, che dobbiamo la diffusione di questo termine. Facebook ormai sembra stia diventando obsoleto, meno cool rispetto a piattaforme con maggiore appeal e sta registrando un controesodo da parte di tutti quegli utenti che lo utilizzano anche per profitti pubblicitari. Proprio per questo motivo Zuckerberg sta puntando tutto su questa nuova mega scommessa, riorganizzando la piattaforma. C’è un motivo se Facebook non si chiama più così ma è diventato Meta, con un logo innovativo che richiama immediatamente la concezione di infinito tanto usato in ambito matematico. Meta è il nuovo progetto portato avanti da Zuckerberg che già presenta un nuovo mondo, ovvero un metaverso, dove poter continuare a svolgere le proprie attività.

Il metaverso pensato sarà un punto di incontro tra la realtà e il mondo virtuale, un luogo tridimensionale dove le persone potranno interagire attraverso un proprio avatar. Utilizzare ologrammi per presentarsi nel salotto dei propri genitori, andare a provare un paio di scarpe, parlare con un responsabile aziendale in merito ad un servizio sarà probabilmente la cosa più semplice da fare e senza muoversi dalla propria abitazione.

Ma attualmente il metaverso è un mondo che fa gola anche ad altri grandi brand. Questo nuovo luogo non sarà solo una prerogativa del mondo social o gaming, ma già realtà professionali e grandi aziende lo stanno sperimentando.

Cambiare verso?Tanto per fare un esempio, Nike ha già deciso di vendere scarpe virtuali. Grazie all’acquisizione recentissima, dicembre 2021, del marchio di design e moda RTFKT Studios, ha portato una ventata innovativa all’interno dell’azienda sfruttando il connubio tra gioco e cultura che caratterizza gli oggetti della società. Nike, che già nel novembre 2021 aveva lanciato il mondo virtuale chiamato Nikeland, è stata una delle prime aziende mondiali a cogliere il potenziale del metaverso per la vendita dei propri prodotti.

Si pensa che il metaverso sarà una realtà che andrà a smuovere circa 800 miliardi di dollari nel prossimo futuro e che già nel 2030 il settore moda e lusso potrà ricavare 50 miliardi di dollari dalla realtà virtuale. Diversi settori hanno già puntato l’interesse verso questo nuovo mondo: architettura, design, moda, brand e investitori. «Potrebbe rappresentare la principale modalità di interazione online sia tra le stesse persone sia tra le persone e le aziende. All’interno di questo ecosistema sarà possibile effettuare anche acquisti o vendere oggetti, sia digitali sia fisici, e creare nuovi servizi» spiega Jacopo Fracassi, ricercatore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano. Pertanto il metaverso non è per niente un gioco, ma sarà una delle realtà di un futuro non tanto lontano, considerando anche la spinta alla su questo terreno stiamo assistendo negli ultimi mesi.

Scuola e lavoro: è possibile un metaverso per Dad e Smart working?

Cambiare verso?Durante la pandemia, ma soprattutto dopo il lockdown quando si è iniziato a prospettare il ritorno negli ambienti comuni, c’è stato un primo momento di interazione tra realtà e virtuale. È stato ampiamente dimostrato quanto il dipendente possa essere più produttivo nelle mura familiari, rispetto a quelle aziendali. Cosa non proprio simile per gli studenti - si ipotizza che il tasso di apprendimento delle classi in periodo pandemico sia indietro di un anno rispetto alla norma. Ma quindi sarà possibile creare un metaverso anche per DAD e Smart Working? Dipende. Anche qui bisogna adattarsi a un cambiamento che, come la pandemia ha già evidenziato, presenta delle criticità importanti. Se da un lato è ottimale riuscire a ottimizzare i tempi di spostamento per recarsi a scuola o in ufficio, contribuendo anche dal punto di vista della salvaguardia ambientale, dall’altra ci sono dei problemi legati alla socialità e al benessere psicologico e fisico del singolo.

Nomadi digitali, la produttività è direttamente proporzionale alla libertà.

Una sorta di metaverso lo ha già creato la community dei Nomadi Digitali. Una realtà che da 10 anni a questa parte ha realizzato un vero e proprio mondo popolato di professionisti abilissimi nel coniugare la professionalità con la libertà. Non essendo ancorati a una residenza fisica, i Nomadi Digitali riescono a lavorare in qualsiasi parte del mondo, con un computer e una connessione. I sistemi di telecomunicazione, evoluti nel corso del tempo, hanno permesso un facile accesso a tutta la popolazione mondiale che è riuscita a creare nuove professioni e a coniugare in maniera differente la propria professionalità. I Nomadi Digitali sono la dimostrazione di quanto il lavorare da remoto possa essere una risorsa in positivo. Per questa fetta di popolo, il metaverso sarà ancora più importante, per incontrare potenziali clienti, poter fare briefing, addirittura istituire classi virtuali per insegnare o anche solo per mostrare un prodotto o un servizio.

Il metaverso e il problema sociale.

Come in tutte le medaglie, anche in questa c’è il risvolto meno piacevole. Se consideriamo i danni socio-psicologici che ha creato la pandemia e immaginiamo quali possono essere quelli che la guerra attuale in Ucraina potrebbe generare, il metaverso potrebbe andare ad accentuare nuove patologie se non addirittura crearne delle nuove. Abbiamo visto come la popolazione mondiale, per difesa personale, si stia spostando più verso una visione sociale individualista e non comunitaria. Questo ha generato una serie di problematiche come ansia, depressione, isolamento che poi sfociano in aggressività e rabbia. Come se questo non bastasse, esistono studi certificati che dimostrano come la presenza prolungata di fronte a dispositivi tecnologici – che non sono solamente pc o cellulari, ma anche consolle e dispositivi di gaming – sia estremamente dannosa per un singolo individuo fin dalla tenera età. Cosa potrebbe accadere con il libero accesso di chiunque al metaverso? Potrebbero accentuarsi questi aspetti comportamentali negativi che sfocerebbero in nuove patologie.

Siamo cioè di nuovo sulla soglia di un cambiamento epocale, che, come in passato, non va demonizzato a priori, ma che, diversamente dal passato, forse dobbiamo interrogare più radicalmente, prima di finirne investiti. Sostenibilità, in fondo, non è anche questo?

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