L’acqua è un bene in via d’estinzione

 

L'acqua è preziosa, ma l'approccio sostenibile verso questo bene è ancora utopia per gli italiani

 

L'acqua è un bene in via d'estinzioneLontano dagli occhi, lontano dal cuore! Recita così una delle massime più usate per dimenticare qualcosa o qualcuno. Nel caso del World Water Day, sarebbe il caso di ricordare che non proprio tutto quello che non possiamo vedere deve per forza essere dimenticato. Nello specifico si parla dell’acqua che non vediamo, ovvero quei bacini idrici situati nel sottosuolo che sono una delle fonti primarie di acqua per tutto il mondo.

Il cambiamento climatico sta influendo anche sulle acque profonde, allarmando ancora di più la situazione già difficile.

È questo il principale punto all’ordine del giorno per celebrare la Giornata Mondiale dell’Acqua, una data istituita nel 1992 dalle Nazioni Unite, racchiusa all’interno delle direttive dell’Agenda 21, per ricordare a tutti quanto l’acqua sia un bene necessario che non va dato per scontato. Quest’anno il focus della ricorrenza è legato al connubio tra cambiamenti climatici e acqua, mostrando come le acque profonde che noi non vediamo siano in condizioni sempre più critiche a causa del mutamento meteorologico. Perché sono così importanti le acque profonde? Nei periodi di grande siccità, industria, agricoltura e cittadini provvedono all'approvvigionamento di acqua grazie a questi bacini sotterranei. Negli ultimi anni la siccità è un dato di fatto molto importante, basti vedere la sofferenza del nord Italia in quest’ultimo periodo, e pertanto  l’utilizzo di queste fonti è raddoppiato, se non di più. È utile proteggere le falde acquifere che oggi sono in via di esaurimento perché gestite in maniera insostenibile e tendenti all’esaurimento totale. Questo è uno dei problemi poco sensibilizzato nell’opinione pubblica, sulla quale bisognerebbe essere più sostenibili.

World Water Day sta anche portando avanti una campagna di sensibilizzazione del singolo cittadino attraverso un’iniziativa molto divertente, spiegata in un video: 

Italians don’t it better

Gli italiani sono degli spreconi e ignorano ancora il problema dell’acqua. Questa è la realtà che emerge dalla ricerca effettuata sul comportamento sull’utilizzo consapevole dell’acqua da parte della popolazione italiana. Non solo, forse è ancora più grave sapere che gli italiani sottovalutano il problema dell’esaurimento di questa preziosa materia prima. Da un lato il 25% degli adulti e dall’altro il 31% dei giovani non considerano la scarsità dell’acqua un problema urgente e di primaria importanza. Il tutto è dovuto soprattutto al fatto che il governo non ha ancora varato un piano legislativo finalizzato alla presa di coscienza, sensibilizzazione e risoluzione del problema.

Per sopperire a questa mancanza, le aziende private creano alleanze private. Uno dei tanti esempi è Acea che da moltissimi anni porta avanti un progetto di sensibilizzazione del problema dell’acqua con i giovani attraverso il progetto “Volley Scuola”, un programma realizzato in collaborazione con la Federazione Italiana di Pallavolo e la sede regionale del Lazio. Un progetto che da diversi anni diverte e crea confronti tra gli studenti sul tema dell’uso consapevole dell’acqua attraverso il campo da gioco, da una parte, e la creatività tra slogan e temi dall’altra. «L’acqua è da sempre fonte di vita e di sviluppo – ha dichiarato il presidente della FIPAV Lazio, Andrea Burlandi – insieme ad Acea, lo raccontiamo nelle scuole dal lontano 1994. Insieme a un importante messaggio finalizzando alla salvaguardia della risorsa idrica, contro ogni forma di spreco». Mutti e WWF sono da diversi anni in connubio su progetti che mirano all’utilizzo di risorse naturali che coinvolgono un’importante filiera agricola italiana, quella dei pomodori. Sono stati infatti definiti obiettivi di riduzione dell’impronta idrica lungo l’intera filiera di produzione, dalla coltivazione dei pomodori, alla lavorazione in stabilimento, fino al confezionamento del prodotto finito.

Cosa possiamo fare noi cittadini per ovviare il problema della carenza dell’acqua? Esiste un piccolo vademecum che dovremmo tenere tutti a mente, un piccolo regolamento che andrebbe seguito proprio come facciamo per la raccolta differenziata dei rifiuti: alla lettera. Le regole nello specifico sono:

  1.     Non lasciare aperto il rubinetto
  2.     Preferire la doccia alla vasca
  3.     Non lavare i piatti a mano
  4.     Non lavare frutta e verdura sotto acqua corrente
  5.     Non buttare agenti inquinanti nel lavandino
  6.     Controllare l’impianto idrico
  7.     Selezionare le piante da giardino
  8.     Recuperare le acque meteoriche
  9.     Utilizzare gli aeratori d’acqua
  10.   Utilizzare dispositivi di risparmio idrico

 

Svizzera e Arabia Saudita collaborano da anni per una soluzione sostenibile

Visti tutti gli elementi che stanno mettendo a dura prova il sistema idrico globale, è necessario ricorrere a delle soluzioni drastiche che portino da una parte alla risoluzione del problema e dall’altra promuovano l’utilizzo sostenibile dell’acqua.

Gli Emirati Arabi, per esempio, hanno trovato il sistema di filtrare l’acqua dall’aria. Come? Attraverso i pannelli solari.

Tremila dispositivi saranno prodotti nei prossimi anni per condensare l’umidità e trasformarla in acqua. È questo il progetto di una società di Abu Dhabi che in accordo con la Sociètè de l'eau aèrienne suisse sta realizzando la possibilità di far fronte alla scarsità di acqua dolce. Quello che sembrava solo un’ipotesi, oggi è un progetto reale: catturare l’umidità e trasformarla in acqua. Come? Filtrandola e mineralizzando al fine di adattarla per usi umani agricoli e industriali. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Cell Reports Physical Science e mostra come il sistema chiamato WEC2P sia composto da un pannello fotovoltaico posizionato sopra uno strato di idrogel. La scatola metallica montata sotto al pannello, permette la condensazione dell’acqua e la raccoglie. L’idrogel, sviluppato in una ricerca precedente, è in grado di assorbire il vapore acqueo presente nell’aria e di rilasciarlo sotto forma di liquido quando è riscaldato dal calore generato dai pannelli. La presenza di questo strato, inoltre, aumenta l’efficienza del pannello fotovoltaico di circa il 9%, poiché ne assorbe il calore in eccesso mantenendo più bassa la temperatura.

La società svizzera ha già sperimentato questo sistema in diversi Paesi, in un hotel svizzero, in una società petrolifera in Messico e in una fabbrica di formaggio in Perù. Anna Magrini, professoressa presso la Facoltà di Ingegneria all’Università di Pavia che collaborava con questa società svizzera, ha spiegato che «a differenza delle tecnologie a osmosi inversa, come la desalinizzazione o la depurazione ovvero il trattamento delle acque reflue, quella di Seas garantisce un impatto ambientale basso o nullo, non rilasciando impurità nell’ecosistema locale e offrendo una fonte illimitata di acqua potabile».

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