fbpx

Il mindset dell’imprenditore sostenibile

Il mindset dell’imprenditore sostenibile

Il mindset dell'imprenditore sostenibile è alla base del cambiamento di ognuno di noi, Massimo Vallati è l'esempio del "si può fare"

Il mindset dell’imprenditore sostenibile

Parliamo molto spesso di cambiamento. Desideriamo qualcosa di più bello, diverso da ciò che abbiamo, migliore. Ma cos’è che ci frena nel cambiare? Lo stato mentale, o almeno un impianto che ci pare non essere modificabile, sul quale abbiamo costruito le nostre azioni fino a questo momento. Oggi siamo molto concentrati sull’io, su quel che posso ottenere per me nel minor tempo possibile. Non facciamo più progetti a lungo termine, abbiamo smesso di sognare, immaginiamo di soddisfare i nostri bisogni materiali e non pensiamo più al benessere che una relazione o un’esperienza ci regalano o possono regalare. Siamo figli di una serie di crisi che hanno duramente colpito e lentamente trasformato la sfera sociale e la nostra individualità. Non siamo più abituati a pensare mettendo in relazione il nostro bene e il bene altrui e questo sta generando una deriva che parte dalle nostre relazioni e finisce per coinvolgere l’intero pianeta.

Che cos’è il mindset sostenibile

È necessario e urgente un cambiamento. Da dove partire e come attuare un’inversione di marcia? Ma soprattutto quanto ci vorrà per realizzarlo? Il punto di partenza è la necessità di dare credito a una nuova visione, un nuovo modo di pensare più sostenibile per noi, per il nostro futuro e per quello dei nostri figli e nipoti. 

Abbiamo capito che il mindset sostenibile non è una parolaccia, ma una formula che contiene all’interno la possibile soluzione a un problema molto grande. Il mindset non è altro che l’impianto che struttura i nostri pensieri, il modo di pensare costruito nel tempo e influenzato dalle esperienze vissute. Per far sì che diventi sostenibile bisogna orientare la visione e l’obiettivo finale; un po' come una formula matematica: abbiamo un problema, per arrivare alla sua risoluzione bisogna interpellare dei dati che sussistano alla tesi. Il mindset sostenibile guarda al futuro e semina nel presente, perché nel presente getta le basi per poter effettuare il cambiamento di cui tutti abbiamo bisogno. Ma non basta: occorre che quella visione si apra agli altri e che l’obiettivo finale non sia mai solo ed esclusivamente personale.

Massimo Vallati come imprenditore sostenibile

Il mindset dell’imprenditore sostenibile

A Roma c’è uno degli esempi concreti di mindset sostenibile: Massimo Vallati. 

Vallati è membro di Ashoka, una organizzazione che da anni promuove l’imprenditoria sociale e di Ashoka è uno dei cosiddetti Fellow, ovvero un ambasciatore degli obiettivi che Ashoka si prefigge. Ashoka è appunto un network internazionale di imprenditori sociali, innovativi e visionari che operano per generare impatto attraverso le loro imprese o organizzazioni. I Fellow sono gli imprenditori ambassador che rappresentano la missione aziendale.

Proprio in perfetto stile Ashoka, Vallati è colui che ha realizzato e porta avanti con grande fatica e impegno uno dei cambiamenti più significativi. Il suo progetto si chiama Calciosociale e abbraccia l’inclusività sociale attraverso lo sport del calcio, mirando alla conservazione delle opere urbane da parte del cittadino stesso.
L’intento di Vallati è quello di creare un sistema di calcio inclusivo, in contrasto con l'esclusività del calcio tradizionale. Il suo obiettivo è attivare le comunità locali attraverso i bambini che giocano a calcio e le loro famiglie. L'innovazione di Massimo affronta due distinte questioni sociali: 1) l'isolamento e la mancanza di opportunità per i giovani residenti nelle periferie urbane; 2) la violenza e la discriminazione incorporate nella pratica del calcio.

Nel quartiere Corviale, proprio dove c’è il famoso progetto civile “il Serpentone” – un palazzone di cemento dell’architetto Guendalina Salimei che è stato raccontato anche nella pellicola con Raoul Bova e Paola Cortellesi “Scusate se esisto” – esiste un luogo chiamato Calciosociale. Già dal cancello d’entrata si ha un’impronta di quello che è la filosofia locale: “vince solo chi custodisce”.  

Calciosociale il progetto che rappresenta il mindset sostenibile

Calciosociale è un progetto nato nel 2008 a Corviale, un quartiere molto difficile di Roma, dove la malavita contende spazi e scene ai cittadini e il la comunità locale si sente dimenticata dalle istituzioni. I colori e la bellezza del luogo fanno quasi a cazzotti con il grigio del cemento. Calciosociale è stato anche preso di mira dalla malavita locale che, approfittando del momento di distrazione dato dall’attentato al Bataclan e allo stadio francese, ha realizzato un attentato in piena regola: “Abbiamo spento le fiamme alle 3 di notte. Io stesso ero in calzoncini e scalzo - racconta Massimo Vallati, fondatore e presidente di questa associazione -. Ma bisognava darsi da fare perché c’era un fuoco gigantesco vicino al bombolone del gas, poteva succedere una tragedia perché si poteva distruggere tutto quello che avevamo inaugurato dal 2009 al 2014”. 

Un momento terribile che però ha dato una carica in più al movimento per riprendersi con entusiasmo sempre crescente: “È stato un momento difficile, superato grazie a una grande macchina di solidarietà nazionale, soprattutto a livello istituzionale, da parte di quelle istituzioni che abbiamo sentito vicine. La risposta che c’è stata a quell’attentato è stata un po' guardare le nostre regole, il nostro spirito. Da lì sono nati nuovi progetti come quello giornalistico con la radio che non dorme mai. Abbiamo messo delle persone che potessero custodire il campo dei miracoli con un microfono e delle telecamere. Un’altra follia, perché chi ti ci viene come volontario? Ci davano un mese di vita come progetto, che passa come una provocazione. Invece lo abbiamo chiuso noi nel 2018, è durato quindi due anni. Ci chiamavano tante persone al giorno per fare radio e abbiamo ispirato il progetto giovanile Agenzia Nazionale Giovani della Presidenza del Consiglio, un programma continuato da NG Radio che ha preso i podcast di tutte quante le radio locali che ci stavano in Italia. È stato molto duro come progetto, ma è stata un’esperienza incredibile”. 

Ci abbiamo voluto dialogare un po’.

Calciosociale è una realtà su scala nazionale, quindi non solo a livello locale?

Il mindset dell’imprenditore sostenibile

“Assolutamente sì, la nostra idea è cambiare le regole del calcio per cambiare le regole del mondo. A dirla tutta il nostro è un progetto internazionale perché abbiamo anche progetti fuori dall’Italia. Un progetto olistico che guarda alla potenzialità del calcio, cioè una cosa che tu puoi cambiare e quindi può diventare il più grande strumento di inclusione sociale e di cambiamento per il territorio. Insieme al calcio ci sono progetti collaterali come quello dell'alimentazione, sull’ambiente, della costituzione. L’idea nostra è che non puoi stare bene se una parte di te sta male, quindi tutto l’insieme deve stare bene per poter essere un elemento vincente. L’ambiente in cui sei deve essere curato, facciamo architettura e progetto alimentazione, ci stimoliamo ad esempio con video, social, radio e teatro. La radio è un elemento di grande formazione per i ragazzi, perché parlare davanti agli altri o davanti a un microfono è molto difficile. Poi inizi a svegliare le 5 dad, a svelare quello che c’è dietro, a non fermarsi davanti alla prima notizia ma ad approfondire e capire se è vera. Cercare di diventare piccoli uomini e donne capaci di interrogarsi e porsi delle domande su ciò che accade intorno a loro. Quindi attivismo fin dalla tenera età”.

La sfera sociale che coinvolge il progetto è varia, ci sono persone di tutte le età e di ogni genere, c’è inclusione a 360 gradi.

“Noi abbiamo ragazzi di tutte le spiritualità e culture, ci sono anche diverse estrazioni sociali. Il disoccupato e l’operaio insieme all’imprenditore. Vengono da quartieri diversi come per esempio da Mazzini o da Portonaccio. Tutti insieme per cercare di fare un processo interiore collettivo, cioè sia individuale che di gruppo. Così si riescono a sviluppare tantissime energie e potenzialità che messe insieme creano una miscela esplosiva incredibile. Devi fare energia disposta a spendersi per il territorio, solo così puoi cambiarlo”

Il territorio è messo a dura prova. Corviale soprattutto, visto anche il fallimento del chilometro verde. Quello era nato come progetto di riqualificazione, invece è stato un flop pazzesco. Ora cosa sta facendo Calciosociale per evitare di fare la stessa fine?

“Noi cerchiamo di aiutare le istituzioni e in primo luogo Ater e Regione Lazio, che stanno facendo questa incredibile opera di riqualificazione, con il nostro slogan: vince solo chi custodisce. Il tema importante è custodire ciò che viene fatto, in quartieri difficili dove c’è stato tanto degrado per tanti anni succede che vai a costruire e riqualificare ma poi le opere vengono distrutte e vandalizzate. Il nostro lavoro con la popolazione è cercare di lavorare sulla mancanza di speranza e di fiducia che c’è nelle persone. È un duro lavoro per lottare contro la rassegnazione e innescare quel processo nelle persone che porta a ripartire e a cercare di impegnarsi nel custodire il parchetto, la strada, l‘aiuola, l’area fitness che viene ricostruita. È fondamentale creare una sinergia tra le istituzioni e tutti i cittadini motivati, dopo tanti anni che le cose che venivano costruite venivano vandalizzate, era difficile ricostruire la fiducia nella gente. Che succede che ora le cose che costruiamo non verranno più vandalizzate? No. È un meccanismo di cambiamento molto complicato che non appartiene al passato. È un ricostruire da zero un rapporto tra cittadinanza e istituzioni. Non sono poi tutti cittadini motivati alla bellezza, alla legalità e al costruire cose belle. Per questo il lavoro è ancora più duro”.

Il progetto ha un’ottima risonanza tanto che addirittura il Presidente Mattarella ha inserito una visita a Calciosociale durante questo nuovo mandato. 

Il mindset dell’imprenditore sostenibile

“È stata una cosa che ci aveva promesso nel 2015 dopo l’attentato che abbiamo subito. Poi c’è stato il covid e non ha avuto la possibilità di venire. Appena è stato rieletto ci siamo subito scritti”

Le stesse parole le dice Mattarella “costruiamo positivamente il modo di stare insieme”; ma l’impegno pratico delle istituzioni c’è realmente?

“Si, c’è un appoggio molto positivo, questa è una stazione positiva con l’attivismo e la voglia di fare di Ater e Regione nel fare opere e nel cercare di custodire al fine di mantenerle nel tempo. Speriamo che continui. Speriamo che i presidenti continuino nel processo di grandi riforme positive”.

Sono rimasta colpita dalla struttura eco green sostenibile del campo di calciosociale. Siete completamente sostenibili!

“Noi cerchiamo di fare un progetto di bioarchitettura, bioarchitettura partecipata e biotecnologie. Il primo impianto geotermico del municipio è il campo dei miracoli, c’è un sistema di economia circolare. L’intaso del campo è fatto con gli pneumatici di automobili riciclati. L’idea è quella di creare per i ragazzi uno spazio adatto a loro. L’università ha fatto lì un luogo di formazione, di pensiero e nuovi modi di stare insieme e di costruire impianti in periferia. Noi abbiamo portato l’argilla, la canapa, l’olio di lino, il sughero tutti materiali naturali che potessero rispondere a un bisogno di bellezza da parte delle persone. Quelle persone che a corviale hanno sofferto per tanti anni il grigio e il cemento, finalmente avevano un posto colorato con il rosso, con il legno, con l’intonaco fatto di argilla. Questo manda un messaggio: la bellezza cura, cura anche le sofferenze del passato”. 

Lei ha utilizzato lo sport come veicolo del cambiamento e della propria filosofia. Perché proprio il calcio?

“È la domanda giusta. Il calcio non è solo lo sport più praticato al mondo. Il calcio è il più grande fenomeno sociale mediatico che c’è al mondo. È il più grande strumento di aggregazione del pianeta. Questo fenomeno così importante, invece di essere attraversato da fenomeni negativi e diseducativi come il razzismo, il bullismo, l’antisemitismo, la corruzione…il disvalore economico dei soldi, non dare importanza al merito del lavoro ma ad altro… se ci portiamo altri valori e altre parole noi facciamo una piccola rivoluzione. Questo è quello che cerchiamo di fare: cambiare il calcio per farlo diventare la più grande aula magna di educazione civica del Paese e del mondo”

Impresa ardua…

“L’ho detto a Mattarella che ci metteremo forse 50 anni e che stiamo lavorando per i figli dei nostri figli. Il seminatore di datteri non mangerà mai datteri”.

Siamo in totale controtendenza rispetto a individui sempre più concentrati su di sé e sul qui e ora.

“Quello fa parte della crisi interiore che ha colpito l’essere umano. La crisi incredibile scatenata da una serie di fattori… Il campo nasce 17 anni fa con l’idea di curare l’anima e facciamo una manifestazione bellissima che si chiama triangolo della spiritualità che non devono essere preti, ma anche teologi, maestri di filosofia, persone che portano i nostri ragazzi a riflettere. Sono momenti bellissimi perché ti portano a curare la tua spiritualità e la tua anima. Come ha detto lo stesso presidente Mattarella, se ci curiamo delle relazioni quando siamo piccoli, da grandi anche gli stadi potrebbero curare le loro relazioni e evitare tragedie assurde”.

In tutta questa realtà in qualche modo lei è un imprenditore sostenibile, uno dei primi che ha la possibilità di cambiare il paradigma mentale per andare verso il cambiamento e la sostenibilità.

“Quella che mi manca ancora è la sostenibilità economica perché il campo dei miracoli è davvero difficile da mantenere. Però diciamo che per il resto vogliamo cercare di costruire una nuova narrazione tramite il costruire a Roma e non solo in periferia. Quello che abbiamo fatto noi, sia dal punto di vista dei materiali, che delle metodologie, sono state riprese per rifare alcuni pezzi dell’hotel Raphael a piazza Navona. Quell’export dal campo dei miracoli fino al centro di Roma non solo di materiali ma anche di metodologie di costruzione è quello che noi vogliamo realizzare. Distruggere l’idea di periferia portando le innovazioni dall’esterno all’interno della città. Qui abbiamo innescato un meccanismo di cambiamento fortissimo che potrebbe essere replicato ovunque”.

Chi è l’imprenditore dal Mindset Sostenibile?

Il nuovo imprenditore sostenibile chi è secondo lei?

“Quello che, dopo aver pagato gli stipendi giusti per il lavoro dei dipendenti, produce un valore sociale importante anche per il territorio”

C’è qualcuno che al momento rispecchia questo paradigma?

“Nel passato forse Olivetti. Se guardassimo ora sinceramente non mi viene in mente, ma ne ho visti davvero pochi con questa sensibilità. È difficile trovare il leader che hanno dentro di loro in noi. C’è una frase di Gaber che dice “sarei certo di cambiare la mia vita se potessi cominciare a dire noi”. Questo è un progetto di vita davvero difficile. Perdersi nel noi ti dà la possibilità di espandere il pensiero, il cuore, la vita e tocchi dei toni fortissimi. Purtroppo prevale l’ideologia dell’io anche nel settore imprenditoriale. Per difesa e non per scelta personale ci sono persone che si sono autodistrutte. Questa cosa l’hanno fatta a livello sistemico nei partiti politici. Chi non ce la fa va via e quelli che restano si modificano. Quindi vedi ragazzi di 14 anni stupendi che avevano generosità e altruismo pazzesco che a 25/30 anni sono dei mostri”

Qual è quindi il primo pensiero che un imprenditore dovrebbe cambiare all’interno di sé per dirsi sostenibile?

“Non cambiare nulla dove tu non andresti ad abitare”.

E se parlassimo di PMI, quindi ad un imprenditore che deve gestire una piccola realtà locale, qual è l’energia che deve impiegare affinché il suo staff lo segua nel cambiamento?

“Fargli fare un giro nel posto dove devono realizzare il loro progetto. Capire il contesto, fargli conoscere le persone e fargli conoscere il valore sociale e storico di quello che sta facendo”

Le regole utilizzate all’interno di Calciosociale, possono essere usate in un’azienda al fine di portare un cambiamento nel pensiero comune?

Il mindset dell’imprenditore sostenibile

“Si certo, noi facciamo anche dei team building aziendali sulle nostre regole perché possono essere utili, alcune fondamentali per migliorare i rapporti tra le persone, per aprirsi, per abbattere i muri che molto spesso ci sono nelle aziende tra collaboratori. C’è l’idea di vedere nell’altro, nel progetto e addirittura nel fallimento un’opportunità. Noi abbiamo iniziato da poco un torneo nuovo, ogni anno le squadre hanno un tema che poi prendono i nomi delle squadre, quest’anno abbiamo scelto il tema del fallimento come base del successo. Dopo che hai fallito e ti è andata malissimo, quello è il momento che se lavori, curi e custodisci abbracciandolo può diventare la base del successo. Le squadre si chiamano Zanardi, Einstein, Perini… sono tutti uomini e donne che hanno avuto delle tragedie grosse come la Rowling alla quale dicevano che non sapeva scrivere, che non si sono fermate e sono ripartite verso il successo”

Massimo Vallati è una delle menti italiane più aperte per quanto riguarda il cambiamento di cui abbiamo bisogno. “L’imprenditore è colui che dentro di sé ha la visione del noi” questo è il paradigma di Vallati per seminare una nuova linea di sostenibilità sociale, che poi si declina anche nella sfera ambientale e economica. Proprio per questo motivo, Vallati rientra in uno dei cases study presenti all’interno del corso dell’Accademy: il Mindset dell’imprenditore sostenibile, corso in collaborazione con Ashoka, già disponibile nella piattaforma e accessibile da chiunque voglia abbracciare un cambiamento di mentalità.

Total
65
Shares
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Related Posts