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Green Skills decisive per trovare lavoro

Il mercato del lavoro si muove verso la sostenibilità e nascono esigenze di professionisti con Green Skills, vediamo cosa sono e quali sono le caratteristiche richieste

  Da due anni a questa parte, quando sentiamo la parola Green, pensiamo subito alle restrizioni da covid e al green pass che ci permette di andare al cinema e a teatro. Oggi attribuiamo al termine Green il suo significato originale, guardando le ultime novità in ambito professionale e lavorativo.  Il grande cambiamento che stiamo vivendo porta all’adattamento di tutte le sue componenti. Il mondo del lavoro non è da meno. Se da un lato c’è grande urgenza di mettere mano alle leggi che regolano il diritto al lavoro e aiutino tutte le categorie in difficoltà, riportando il focus del benessere sul lavoratore, dall’altro nascono nuove figure professionali e di grande utilità.  Il professionista della nuova era non è solo colui che sa mettere mani al bilancio, oppure lavora meglio un determinato prodotto. Il nuovo professionista è colui che riesce a portare le green skills all’interno dell’ambiente lavorativo, incrementando l’efficacia della produzione in chiave sostenibile. Ad affermare questa urgenza è l’ultima edizione del volume “Le competenze green” del sistema informativo Excelsior di Unioncamete e Anpal, un testo che fa seguito anche alla conferenza della SGI Europe’s project ‘Green Skills in VET’, avvenuta il 7 luglio scorso. 

Green Skills cosa sono 

Con il termine Green Skills vengono intese tutte quelle abilità che portano a modificare in chiave sostenibile la produzione di ogni tipo di realtà, possono quindi essere sfruttate da chiunque in qualsiasi ambito dalle aziende private agli uffici pubblici, dalle botteghe e negozi di quartiere fino alle multinazionali.  Le competenze possiamo dividerle in due grandi macroaree: 
  • il risparmio energetico 
  • la sostenibilità ambientale 
La domanda di competenze green è ormai trasversale e riguarda tutte le professioni. Un numero crescente di imprese è alla ricerca di profili professionali, da inserire in azienda, in grado di lavorare con strumenti e prodotti collegati all’ecosostenibilità. Esistono interi comparti produttivi sui quali l’impatto dei fondamenti della Green economy è forte, come il turismo sostenibile, l’edilizia sostenibile e la meccatronica, che infatti sono oggetto di “approfondimenti settoriali” all’interno del volume. La trasversalità dei mestieri green è indicata già nella loro definizione, ossia “occupazioni nei settori dell’agricoltura, del manifatturiero, nell’ambito della ricerca e sviluppo, dell’amministrazione e dei servizi che contribuiscono in maniera incisiva a preservare o restaurare la qualità ambientale”. 

Quali sono le caratteristiche che un professionista green dovrebbe avere? 

Non tutti hanno le stesse caratteristiche e attitudini professionali. Proprio per questo ci sono delle classificazioni a seconda delle proprie mansioni e produzioni. Addirittura le diversificazioni vengono fatte anche sulla base di chi opera con praticità e chi invece a livello strategico o teorico.  Da qui c’è un ulteriore diversificazione delle categorie di professionisti che si dividono in: 
  • I green job high activation skill. Tutti i lavori che richiedono competenze tecniche e che hanno attinenza anche con aspetti di tipo ambientale. Rientrano in questo gruppo i tecnici e gli ingegneri impegnati nel settore meccanico, edile e ambientale. A loro viene richiesto di sfruttare conoscenze e attitudini per sviluppare sistemi sempre più efficienti di sostenibilità per la produzione.
  • I green job low activation skill. Si tratta di quelle figure che non hanno una competenza tecnica tale da influire direttamente sullo sviluppo di nuovi assetti produttivi, ma che possono contribuire fornendo gli strumenti necessari a rendere realtà i progetti di sostenibilità aziendale. Parliamo ad esempio dei responsabili di produzione, dei reparti di ricerca e sviluppo e dei ruoli direzionali.
  • Gli other job activation skill. In questa categoria rientrano le figure che non sono chiamate direttamente a modificare il sistema produttivo, ma la cui azione quotidiana può portare comunque un apporto benefico ai progetti più grandi di sostenibilità. Qui si possono riconoscere gli impiegati, i centri di servizi e i liberi professionisti: la loro sensibilità allo spreco e al risparmio energetico sono un contributo consistente nell’economia aziendale. 
Ad oggi ci sono degli indirizzi di laurea a cui è associata una domanda della green skill di grado elevato superiore alla media – pari al 45,5% – sono l’indirizzo agrario, agroalimentare e zootecnico (competenze green elevate richieste al 74,7% dei laureati), ingegneria civile ed architettura (61,5%), ingegneria industriale (55,9%) e statistica (54%).

Quali sono le mansioni Green più richieste oggi?

Nel 2021 le imprese hanno richiesto competenze green al 76,3% delle assunzioni programmate, e nel 37,9% dei casi con un grado di importanza elevato per la professione: 
  • agrario, agroalimentare e zootecnico (competenze Green elevate al 74,7% dei laureati)   
  • ingegneria civile ed architettura (61,5%)   
  • ingegneria industriale (55,9%)  
  • statistica (54%)    
Insomma, se il pollice verde non è il vostro forte non è un problema, ma allora meglio acquisire qualche conoscenza sulla green economy oppure fare un corso sulla sostenibilità.  Esistono molte realtà che aiutano i professionisti a diventare Green, una fra queste è proprio Sostenabitaly, l’Academy italiana che istruisce alla sostenibilità non solo dal punto di vista green, ma che offre un’istruzione sostenibile a 360°.

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