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I:Impresa

I: Impresa
 

Il profitto al servizio del bene comune

  Parlare di impresa è una vera impresa. Esplorarne i contenuti lasciandosi interrogare dalle articolate questioni che pone può aprire un percorso senza fine. C’è il rischio di perdersi. L’impresa ci fa visualizzare immediatamente – almeno nella cultura moderna – una forma di cooperazione tra persone che si organizzano per realizzare attività economiche al fine di produrre e scambiare beni e servizi. Ma con quale obiettivo? Il lucro naturalmente, il profitto. Fino a qualche anno fa, ossia prima dell’introduzione della Società Benefit, l’impresa moderna nella sua forma di società di capitali che ha per oggetto l’esercizio di un’attività commerciale non era libera, in realtà, di scegliere quali obiettivi perseguire. Doveva perseguire solo un obiettivo di profitto e i suoi amministratori potevano adottare decisioni e mettere in essere azioni solo coerenti con questo obiettivo, prigionieri del calcolo di convenienza economica letta solo attraverso le lenti della profittabilità. Tutto questo però non soddisfa. Pur legittimando astrattamente la possibilità per il soggetto economico di perseguire solo questo obiettivo, pone numerosi dubbi anche sul piano pratico. Non convince l’idea che il profitto sia il faro unico e accecante dell’azione e della responsabilità di amministratori e dirigenti. Non è realistico pensare che imprenditori, manager e collaboratori possano lavorare con passione e orgoglio motivati dal conseguire il profitto a ogni costo, regola aurea a cui agganciare ogni intrapresa e valutazione. Non è sostenibile. Donne e uomini cercano altro nel lavoro. Su questo terreno culturale e normativo, d’altro canto, è stato facile per il pensiero neoliberista elaborare la teoria secondo la quale il profitto non solo va perseguito come unica preoccupazione legittima di amministratori ed executive, ma anche massimizzato a vantaggio degli azionisti (shareholder value primacy). Aver consentito però che questo risultato diventasse il solo scopo dell’impresa ha limitato la sua stessa funzione, pregiudicandone anche la reputazione. L’esito - malgrado l’uso diffuso di pratiche di corporate social responsibility - è stato quello di averla spinta progressivamente nell’angolo dove il comune sentire relega soggetti dagli eccessi individualisti, i cui comportamenti suscitano atteggiamenti ostili nella società e disaffezione, anche grave, nei lavoratori. Un esito drammaticamente insostenibile per la reputazione dell’impresa sui mercati e presso i clienti trasformatisi intanto in «consumattori» che vogliono scegliere responsabilmente. Un esito poi incapace altresì di attrarre le nuove generazioni che guardano all’impresa in modo diverso. Un posizionamento insostenibile in quanto rischia di togliere ossigeno al flusso costante di motivazione, competenze e innovazione senza le quali l’impresa non può vivere. Un numero crescente di economisti, così, sollecita da tempo un cambio di prospettiva: il passaggio dal profitto al valore. Non un valore qualunque ma un valore condiviso, creato certamente dall’impresa ma non da sola, generato invece cooperando con altri soggetti economici, con i suoi dipendenti e gli altri collaboratori che fanno parte dell’ecosistema lavoro, con istituzioni e comunità. L’impresa moderna tenta di mutare pelle, vuol trasformare il capitalismo che l’ha generata in un capitalismo più giusto che desidera una società più giusta: un capitalismo sostenibile e inclusivo. L’impresa diventa così motore e luogo di una cooperazione diversa, allargata ed estesa, nella quale l’obiettivo del risultato economico si ritrae per fare spazio al perseguimento di un interesse (quello dell’impresa certamente) che però, in quanto un «essere tra», non può che trarre il suo significato più autentico dalle relazioni con altri. Anche la performance dell’impresa diventa altro, cambia prospettiva e trova il suo ancoraggio in uno scopo (purpose) non solo individuale ma anche sociale. Una performance che diventa indicatore, e al tempo stesso, misura dell’azione di un soggetto economico e di quella dei suoi manager che badano alla cura di un nuovo οἶκος: il «bene comune». L’impresa come luogo accogliente che genera molteplici profitti e benefici, soprattutto benessere in ogni direzione. Sostenibilmente.
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