La direzione della sostenibilità: il punto dalla Cop27

La direzione della sostenibilità: il punto dalla Cop27

In Egitto è in corso il summit sulla crisi climatica. La cop27  sta evidenziando come sia urgente passare dalla teoria ai fatti, bene l'Italia ma le altre potenze industriali restano indietro

Il punto sulla crisi ambientale

La direzione della sostenibilità: il punto dalla Cop27Il pianeta sta fallendo. Per quanto ci si sforzi di fare i passaggi giusti, ad oggi le cifre dicono che siamo ancora lontani anni luce dal programma per rallentare il cambiamento climatico impostato negli Accordi di Parigi nel 2015. Questo è il dato drammatico che sta emergendo dalla Cop27 prevista in questi giorni in Egitto. 198 nazioni si riuniscono per la conferenza sulla Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima. Sotto la presidenza, che nel 2022 spetta a Sameh Shoukry, ministro degli Esteri egiziano, si cerca di attuare concretamente gli Accordi di Parigi sul clima. L’obiettivo è tagliare tutte quelle emissioni gas serra che stanno accelerando il surriscaldamento climatico, si stima infatti che dall’estate 2022 per i prossimi anni ci sarà un aumento di 2.5 gradi delle temperature. Ciò sarebbe disastroso per il pianeta, non si parlerebbe più di crisi climatica ma di disastro ambientale. La cop27 in Egitto è la svolta che deve necessariamente portare le nazioni coinvolte dalla teoria alla pratica.    La direzione della sostenibilità: il punto dalla Cop27Abré Conner, direttore della giustizia ambientale e climatica, supervisiona e gestisce la strategia per il razzismo ambientale e in questi giorni ha dichiarato ai microfoni di Tommaso Perrone, che sta lottando per questo genere di discriminazione che impedisce alle popolazioni in minoranza, come alcuni ceppi di colore, all’accesso di risorse naturali ambientali negli Stati Uniti. “Le donne devono essere messe al centro del processo decisionale per far sì che tutte in ogni settore possano raggiungere la piena emancipazione.” Sempre dal podcast di Perrone, giunge la voce di Gualinga, la rappresentante della delegazione dell'Amazzonia Ecuadoriana, la quale si impegna fortemente a sostegno delle donne sarayaku che proteggono le terre e guidano le comunità contro lo sfruttamento controllato delle risorse naturali come estrazioni criminali di combustibili fossili e le aperture di nuove miniere. C’è attesa per il neo presidente brasiliano Lula che, nel frattempo, guida e protegge l'ambiente mettendo in atto le promesse della campagna elettorale. È di questi giorni la notizia che il premier brasiliano abbia stretto un’alleanza con Congo e Indonesia per la protezione delle foreste, la più grande area verde che il pianeta dispone.   

Il punto di Giorgia Meloni

Anche il Presidente della Repubblica italiano Giorgia Meloni ha confermato partecipazione e impegno per il progetto sostenibile. Del resto i dati confermano che l’Italia si sta comportando bene nella lotta per la sostenibilità, in quanto ha già coperto economicamente parte dell’impegno preso dai precedenti governi. "L'Italia ha aumentato il contributo dei propri finanziamenti alla lotta al cambiamento climatico, abbiamo triplicato il nostro contributo con un impegno di "1,4 miliardi di dollari in 5 anni - ha detto Giorgia Meloni - Nell'UE, prevediamo di ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 e di raggiungere la neutralità climatica al più tardi entro il 2050. In questa prospettiva, l'Italia ha recentemente rafforzato la propria capacità installata di energia rinnovabile e accelererà questo trend in linea con gli obiettivi di RepowerEU. Intendiamo perseguire una transizione giusta per sostenere le comunità colpite e non lasciare indietro nessuno. Non possiamo nascondere che le nazioni più impegnate su questi obiettivi rischiano di pagare un prezzo a discapito di quelli responsabili della maggiore emissione di gas a effetto serra. Quindi servono ulteriori misure per rafforzare questo disequilibrio, altrimenti i nostri sforzi saranno vani e conferenze come queste rischiano di non produrre i risultati che la storia si aspetta da noi. Lo dobbiamo alle generazioni future". Il premier italiano, in una conferenza per il clima che vede le pesanti assenze di India e Cina, ha sottolineato che “la lotta al cambiamento climatico è uno sforzo comune, che richiede il pieno coinvolgimento di tutti i Paesi e una cooperazione pragmatica tra tutti i principali attori globali, ma purtroppo dobbiamo ammettere che questo non sta accadendo.” Come riportato da Sky, chi non sta rispettando le dovute tempistiche sono i paesi più industrializzati come Canada, USA, Australia e UK. Il dato viene da un'analisi di Carbon Brief (sito specializzato in scienza e politica del cambiamento climatico) che evidenzia come Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Australia non hanno raggiunto la loro "giusta quota" di finanziamenti per il clima a favore dei Paesi in via di sviluppo. I Paesi ricchi si erano impegnati a fornire 100 miliardi di dollari l'anno entro il 2020, ma l'obiettivo è stato mancato. La quota Usa era 40 miliardi di dollari, ma nel 2020 hanno versato 7,6 miliardi. Australia e Canada solo un terzo, Londra tre quarti. Tokyo e diversi Paesi europei, tra cui l'Italia, sono invece tra i più virtuosi.  

La parità di genere è uno dei punti all’ordine del giorno della Cop27

La direzione della sostenibilità: il punto dalla Cop27Uno degli obiettivi della Sostenibilità è anche la parità di genere. Come nazione facciamo la nostra parte, portando un premier donna attivo che si impegna su ampia scala, ma la parità di genere è ancora molto lontana dagli obiettivi prefissati. Dati alla mano, si dimostra un leggero aumento delle quota rosa all’interno delle delegazioni: ad oggi la presenza è del 37%, quando alla prima Cop di Berlino, 1995, si arrivava solo ad un imbarazzante 12%. La parità di genere non va rappresentata soltanto dalla delegazione dei Paesi, ma va sostenuta maggiormente nel tessuto societario interno delle singole nazioni. La dimostrazione di un sostegno importante per la parità dei diritti femminili arriva in questi ultimi mesi dallo sport, uno strumento importantissimo per la veicolazione di messaggi. In questi giorni circolano infatti le fotografie di come gli sportivi siano al fianco delle manifestazioni in piazza che affollano le città iraniane: a fine settembre la nazionale iraniana è scesa in campo per un’amichevole con l’Austria con il giubbotto nero a coprire le maglie della nazionale, l’arrampicatrice Elnaz Rekabi in una gara in Corea del Sud ha mostrato la chioma nera, la nazionale di pallanuoto si è rifiutata di cantare l’inno durante i giochi asiatici, dal pattinaggio di velocità Niloufar Mardani sale sul podio a capo scoperto…tutto a sostegno della condizione delle donne nella regione iraniana.   È diventata un’urgenza passare dalla teoria ai fatti, parlare non basta più. I dati che i rispettivi organi stanno rilevando hanno oltrepassato la soglia dell’allarmismo e c’è bisogno di dare una svolta a tutto quello che sono teorie e promesse. Lo dobbiamo al nostro pianeta.
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