G: Generazioni

Ieri oggi domani, insieme!

Generazioni vicine, ma lontane!

È un mondo abitato da gente strana il nostro: ci sono adulti che non sopportano il passato, ma vivono con una tale nostalgia della loro giovinezza da voler essere giovani per sempre.

Ci sono giovani che guardano con occhio accusatorio gli adulti, ma sono costretti a porre istanze adulte agli adulti rimasti giovani.

Ci sono anziani che non riescono a entrare nella stagione della consegna e continuano a vivere con la postura della detenzione.

E soprattutto ci sono generazioni molto più vicine tra loro che in passato, ma mai così radicalmente lontane come ora.

Nessuno sembra saper seminare senza pretendere di raccogliere, tutti appaiono avidi di un raccolto che sentono proprio, così l’incontro tra generazioni, che ha bisogno di tempi, spazi, modi radicati sull’ascolto e l’accoglienza reciproci, non riesce ad attecchire e a dare forma a realtà nuove.

Abbiamo ridotto la responsabilità alla conseguenza immediata e visibile delle nostre azioni, se non addirittura a ciò che mi consente di vivere bene, mentre la sfida della responsabilità non è la risposta alla domanda “come me la cavo?”, ma alla domanda “come sarà la vita della generazione che deve ancora arrivare?”.

“Di generazione in generazione” è infatti il ritmo plurisecolare della danza umana lungo le epoche, in nome di un lascito, di una consegna, di un’attesa, di un affidamento.

Oggi fatichiamo a danzare su questo ritmo, all’ombra di un nuovo conflitto generazionale, oramai nemmeno tanto nascosto.
Non si tratta più di avercela con l’autorità (la stagione del ’68 sembra lontana anni luce), ma di indicare delle responsabilità nei confronti di un pianeta che agli occhi dei più giovani non è più un giardino.

Siamo sicuri sia questa davvero la strada?
Non è invece forse il tempo per un autentico patto tra le generazioni?

Un patto nel quale e grazie al quale si accolgono reciprocamente e senza giudizio le istanze di chi sente che il tempo stringe, ma anche quelle di chi il tempo lo ha abitato a lungo, perché solo così il tempo può continuare a durare e generare futuro, insieme.

Occorre allora imparare a pensare e ad agire come se stessimo tutti, ogni volta, seduti su un grande tavolo, nel quale non conta quanta abbondanza ci sia sopra, ma conta piuttosto quante generazioni ci sono sedute intorno.

Occorre allora scoprirsi come preparatori di ciò che verrà dopo di noi, umilmente ma convintamente.
Sostenibilmente

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